Profumavano i fiori sparsi un po’ ovunque nel padiglione; profumavano le essenze parigine di tutte quelle signore tedesche; profumavano i sigari degli industriali e la brillantina dei giovani slanciati nelle loro eleganti, aderenti divise da SS; profumavano i prìncipi, le principesse, i capi della Polizia segreta di Stato, i direttori dei feuilletons, le dive del cinema, i professori universitari, che occupavano una cattedra di scienza della razza o della guerra, e i pochi banchieri ebrei, la cui ricchezza e le cui relazioni internazionali erano tanto potenti da permettere loro di prendere parte a una manifestazione così esclusiva. Si diffondevano folate di effluvi artificiali come a coprire un altro aroma, il puzzo stantio e dolciastro del sangue, che in realtà era amato e impregnava ormai l'intero paese, ma di cui si provava un po’ di vergogna in un'occasione tanto straordinaria e in presenza dei diplomatici stranieri.

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Klaus Mann, Mephisto. Romanzo di una carriera, (traduzione di Fulvio Ferrari e Marco Zapparoli), Garzanti (Collana Gli elefanti), Milano, 1992; p. 18.

[ Edizione originale: Mephisto: Roman einer Karriere, Querido Verlag, Amsterdam, 1936 ]

P.S.: Il testo, dato alle stampe dall’autore in esilio dal marzo 1933, venne pubblicato postumo in Germania orientale [RDT] nel 1956 (editore Aufbau-Verlag); in Germania occidentale [RFT] la sua pubblicazione fu proibita nel 1966 per l’opposizione degli eredi di Gustaf Gründgens, attore al quale è apertamente ispirato il personaggio principale dell’opera. Solo nel 1981 alle copie di origine tedesco-orientale che circolavano nell’ovest poté aggiungersi una edizione occidentale autorizzata (Rowohlt Verlag), che ottenenne un immediato successo e dalla quale fu tratto il celebre film omonimo diretto da István Szabó e interpretato da Klaus Maria Brandauer.

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F. W. Nietzsche

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In uno dei libri del figlio della Lenormand avevo trovato dei versi che sembravano scritti apposta per me: “Par delicatesse / j'ai perdu ma vie”. Per delicatezza, cioè per troppa discrezione, per timore di abusare, di offendere o anche solo di sorprendere le persone che mi avevano concesso amicizia e confidenza, avevo sprecato la mia vita.

- Piero Chiara, Il cappotto di astrakan, Mondadori, 1978; p.43 (via gregor-samsung)

Roma (Alfonso Cuarón, 2018)

Fermarsi per un poco a guardare uno che stia facendo anche la cosa piú ovvia e consueta della vita; guardarlo in modo da fargli sorgere il dubbio che a noi non sia chiaro ciò che egli stia facendo e che possa anche non esser chiaro a lui stesso: basta questo perché quella sicurezza s’adombri e vacilli. Nulla turba e sconcerta piú di due occhi vani che dimostrino di non vederci, o di non vedere ciò che noi vediamo. 
– Perché guardi cosí?
E nessuno pensa che tutti dovremmo guardare sempr cosí, ciascuno con gli occhi pieni dell’orrore della propria solitudine senza scampo

- Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, 1ª pubblicazione 1925 

Rojo (2018)

È bene quando una persona contraddice le nostre aspettative, quando è diversa dall’immagine che ce ne siamo fatta. Appartenere a un tipo significa la fine dell’uomo, la sua condanna. Se non si sa invece come catalogarlo, se non è ‘caratteristico’, allora possiede già la metà dei requisiti desiderabili, è libero da sé stesso, con un granello in sé di assoluto.

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Borìs Pasternak, Il dottor Živago, Einaudi (collana Nuovi Universali; traduzione di Pietro Zveteremich, riveduta da Mario Socrate e Maria Olsoufieva), 1964; p. 345.

[Prima edizione mondiale: Giangiacomo Feltrinelli Editore, collana «I Narratori», 15 novembre 1957]

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Se io dovessi parlare al governo francese per l’Italia, gli direi liberamente che o convien liberarla tutta o non toccarla. Formandone un solo governo, la Francia acquisterebbe una potentissima alleata; democratizzandone una sola parte, siccome questa piccola parte né potrebbe sperar pace dalle altre potenze né potrebbe difendersi da se sola, cosí o dovrebbe perire abbandonata dalla Francia o dovrebbe costare alla Francia una continua inutile guerra. Questa è la ragione per cui Luigi decimoprimo, ad onta della sua ambizione, allorché Genova si offerí a lui, le rispose che «si dasse al diavolo». Questa è la ragione per cui si è detto che gli stabilimenti in Italia non giovavano alla Francia: duecento anni di guerra distruttiva le ha costato il possesso del Milanese. Allora i sovrani di Francia non avean comprese due veritá, la prima delle quali è che l’Italia è piú utile alla Francia amica che serva, e quindi è meglio renderla libera che provincia. Questa veritá si è compresa da qualche anno, sebbene il Direttorio si conduceva come se non l’avesse compresa ancora o non volesse comprenderla, e solo dal nuovo piú giusto ordine di cose si può sperare l’utile effetto di questa veritá. La seconda è che l’Italia non dev’esser divisa, ma riunita: e la riunione dell’Italia dipende dalla libertá di Napoli; paese che la Francia non potrá giammai conservare e che ha tante risorse in sé, che solo potrebbe disturbar tutta la tranquillitá italiana, quando non sia in mano di un governo umano ed amico della libertá.

- Vincenzo Cuoco, Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, 1806

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Djibril Diop Mambety - La Petite Vendeuse de Soleil  (1999)

Mi ricordo l'impressione che mi diede il mondo animale della Siberia quando esplorai la regione del Vitim, in compagnia di quel compiuto zoologo, che era il mio amico Poliakoff. Eravamo tutti e due sotto la recente impressione dell'«Origine delle specie», ma cercammo invano delle prove dell'aspra concorrenza tra gli animali della stessa specie che la lettura dell'opera di Darwin ci aveva preparato a trovare, anche tenendo conto delle osservazioni del terzo capitolo (ed. inglese, pag. 54). Constatavamo una certa quantità di adattamenti per la lotta – molto spesso per la lotta in comune – contro le avverse circostanze del clima, o contro svariati nemici; e Poliakoff scrisse diverse ed eccellenti pagine sulla reciproca dipendenza dei carnivori, dei ruminanti e dei roditori, in ciò che concerne la loro distribuzione geografica. Constatai, d'altra parte, un gran numero di fatti di aiuto reciproco, specialmente durante le migrazioni di uccelli e di ruminanti, ma anche nelle regioni dell'Amùr e dell'Ussuri, ove pullula la vita animale, non potei che molto di rado, nonostante l'attenzione che vi prestavo, notare dei fatti di una reale concorrenza, di una vera lotta tra gli animali superiori di una stessa specie. La stessa impressione si à [sic] dalle opere della maggior parte degli zoologi russi, e questo spiega indubbiamente perchè le idee del Kessler furono così bene accolte dai darwinisti russi, mentre queste stesse idee non ebbero nessun seguito presso i discepoli di Darwin dell'Europa occidentale.

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Pëtr Alekseevič Kropotkin, Il mutuo appoggio fattore dell'evoluzione, traduzione e prefazione di Camillo Berneri. - Milano : Casa editrice sociale, stampa 1925 [ed.ne or.le Mutual Aid: A Factor of Evolution, Hachette, Londra, 1902]; pp. 46-47. 

La sera nevicava; fece buio alle quattro e le campane del uomo suonarono un'ora di notte a bronzo freddo.
Per le strade male illuminate i fiocchi volteggiavano visibilmente solo nell'alone delle lampade fioche. Nevicò tre giorni e tre notti e Calena ascoltò il suo silenzio.
Le voci si spensero, i passi non fecero più rumore. Non arrivava un'automobile; non si udiva il trepestio di un cavallo. Il quarto giorno, Calena rimase senza posta, senza giornali. C'era stato, al passo delle Calogne, un accumulo di neve, e i treni non passavano. Per quarantotto ore al Circolo delle Professioni si sperò che succedesse l'avvenimento atteso. Il mondo fuori di Calena si muoveva, agiva, ribolliva, mentre Calena non ne sapeva nulla. Poteva determinarsi in quelle quarantotto ore la congiunzione fatale di elementi per cui, svegliandosi, una mattina, tutti gli abitanti di Calena avrebbero saputo che qualcosa di grande era successo. Furono giornate febbrili. Ma la mattina seguente soffiò la tramontana e tornò il sole. La neve divenne di cristallo. Qualche giorno dopo arrivarono i giornali e i signori di Calena seppero che era finito l'anno 1921 e incominciava il 1922.

- Francesco Jovine, Le terre del Sacramento, Einaudi, 1974 (1ª ed.ne 1950); pp. 116-17
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Where the Avenue of Marxism-Leninism meets Cosmonaut Square, a great permanent slogan was erected reading: ‘Long Live Communism—The Radiant Future of All Mankind!’ The Slogan was erected at the request of the workers. It was a long time in the building, mainly in winter, when costs are higher. A huge amount of money was poured into it—no less (it is rumoured) than was invested in the whole of our agriculture during the first five-year plan. But today we are very rich, and such expenses are a mere nothing. We have spent even more on the Arabs without breaking ourselves. What we spent on the Arabs was a complete waste, while the Slogan is a source of undoubted benefit.
As might have been expected, the Slogan was of very shoddy construction. The paint began to peel even before the Slogan was put to use. The individual letters became progressively covered in a sort of grey grime, and fell to bits. Therefore the Slogan had to be completely repaired at least three times a year: once for the May-day celebrations, once for the November celebrations, and on every occasion when Moscow entered for the Ail-Union contest for the model communist city, and the multimillion army of Moscow office workers was driven out on to the streets to clean up the rubbish. As a result the maintenance of the Slogan cost the State several times more than its initial construction. And to judge by the vulgar graffiti which adorn the supports of the letters, theeducational effect of the Slogan has not yet achieved even the half of its planned potential.
As the 25th Congress of the CPSU [Communist Party of the Soviet Union] drew near, it was decided to put an end to this outrage. New letters for the Slogan were cast in stainless steel at the Brewery named in honour of the 21 st Congress of the CPSU (formerly the Marshal Budyonny Brewery). They were cast by the shockworkers of communist labour in their overtime. The letters were made of bee…, forgive me, metal, which had been specially saved up by the workers in honour of the forthcoming Congress. The letters were mounted on a mighty concrete pedestal. The concrete itself had been saved up by the construction workers of Moscow in honour of the forthcoming Congress. So, on this occasion, not only was nothing spent on the Slogan, there was even a profit, as the builders of the Slogan had saved up more than ten million roubles in honour of the forthcoming Congress. It was decided to spend these carefully garnered resources on the construction of permanent reinforced concrete frames to carry the portraits of the members of the Politburo, thus putting the crowning glory (as the newspapers said) to the splendid architectural ensemble of Cosmonaut Square and the wasteground adjoining it. Defending his idea about the portraits to the Central Committee, the chief city architect asserted frankly that by this means we would be able to conceal the ugliness of the wasteground from the eyes of the foreigners. For after all, we cannot rid ourselves completely of foreigners at the present time!

- Alexander Zinoviev, The radiant future [Светлое будущее], (Translated from the Russian by Gordon Clough), 1978.

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